Roma solidale con FUNIMA International e Anime Libere
Funima International

Roma solidale con FUNIMA International e Anime Libere

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Siamo a Roma, presso le stazioni di San Pietro e Termini, per donare conforto, cibo e indumenti.

FUNIMA International e Anime libere sono scese in strada dalla parte di chi è senza dimora: freddo e pioggia non sono riusciti a fermarci nemmeno nei giorni di festa.

Roma solidale con FUNIMA International e Anime Libere

La nostra volontaria e collaboratrice del progetto Anime Libere Ilaria Macoratti, ci lascia la sua testimonianza:

Spesso anche ciò che sembra impossibile diventa possibile quando le forze, le idee e il coraggio si muovono e si uniscono per raggiungere un unico obiettivo: il servizio ai più deboli, agli ultimi. L’aiuto ai più soli e abbandonati, a coloro che non hanno nulla se non una strada sporca e desolata su cui stendersi e rannicchiarsi sotto una coperta, quando ce l’hanno.

Era il desiderio di tanti di noi poter prestare servizio sulla strada nel giorno di Natale, per offrire un sostegno e un sorriso alla tanta gente disperata e sola.
Abbiamo dovuto superare diversi ostacoli, perché essendo in lockdown le restrizioni erano maggiori, ma l’unione fa la forza e con il permesso e la collaborazione dell’Associazione FUNIMA International Onlus, siamo riusciti ad essere operativi.

Questa importante esperienza la portiamo avanti da diverse settimane. L’ideatore e il responsabile di questo progetto denominato “Anime Libere” si chiama Francesco Furcolo. Con grande serietà e amore ci ha coinvolti in questa magnifica avventura.

Tutti i venerdì ci rechiamo sotto il porticato della Basilica di San Pietro, in Via della conciliazione, presso la stazione di San Pietro e alla stazione Termini. Ci dividiamo in gruppi e partiamo.

Ci aspettano! Tanti di loro sanno che ritorniamo! Cerchiamo di portare quello che ci richiedono: coperte, sacchi a pelo, giacche, maglioni, calzini, pantaloni, qualcosa di caldo da mangiare e tanto altro.

Come potevamo non essere presenti a Natale? Felici e sotto la pioggia abbiamo iniziato il nostro giro serale per servire pasti, scambiare parole, sguardi e sorrisi. Siamo circa una quindicina e i nostri carrelli sono carichi di tutto: panini, primi, succhi, cioccolatini, indumenti, nonché mascherine, candele tealight e tanti buoni propositi.

L’atmosfera è diversa dal solito: si sente che è Natale!
Augurarsi Buon Natale in queste circostanze ha un valore che va vissuto e resta per sempre nel cuore. La serata è andata molto bene; siamo soddisfatti e riusciamo a terminare tutti i pasti portati. Spesso ci capita di imbatterci in situazioni borderline e delicate ma questa sera sembra essere tutto quieto. Come ogni sera riceviamo tante richieste di aiuto di varia natura; mi ha colpito Diego che dice di aver seriamente bisogno di un lavoro, ci racconta che la situazione è veramente difficile e che non ce la fa più.


Luigi invece, ultracinquantenne, ci chiede una casa dove dormire perché dice che il cibo non gli cambia la vita; desidera una casa e del cibo caldo perché ci spiega che dormire sulla strada è veramente dura (dorme sul pavimento della stazione). Chiede di lasciargli anche del cibo per una sua amica che arriverà più tardi: è incinta di quattro mesi e non sta bene.

Ma chi sono le persone che vengono chiamate “senza dimora”?

Sono uomini e donne come ciascuno di noi, essere umani che si sono persi nei meandri di questa Terra e che faticano a rialzarsi, malati, deboli, schiacciati dal benessere e dal necessario, che non riescono nemmeno a procurarsi. Sommersi dalle avversità della vita, non riescono più a credere in loro stessi ed i loro problemi aumentano fino a portarli nel baratro più profondo.

Se potessimo togliergli un po’ di sofferenza e trasferirgli un pizzico della percezione dell’amore di Dio, non sarebbe una cosa meravigliosa? Tuttavia, diversi di loro parlano di Dio come una grande presenza che nonostante tutto li aiuta nella vita quotidiana. Quanto c’è da imparare! Ogni essere umano che si incontra può insegnarci molto.

Roma solidale con FUNIMA International e Anime Libere

Gesù Cristo ci ha insegnato che amare il nostro prossimo significa considerarlo e trattarlo come noi stessi e dunque cerchiamo di renderci utili, tentiamo di portare un sorriso, un sollievo, una parola amica, un pasto caldo, un dolce, una bevanda calda, del vestiario.
Cerchiamo di far capire che noi ci siamo anche di fronte a tante difficoltà. Non esiste separazione con gli altri, gli altri siamo noi e riflettono parti di noi. Dobbiamo dare a chi non ha perché è come se lo facessimo a noi stessi. Tutti dobbiamo imparare a dare, a donare, a servire e i senza dimora ci spronano a fare questo.

Le storie da raccontare sarebbero tante, quanto sono le persone che ogni sera incontriamo sulla strada. Ma vorrei parlare di due persone che mi hanno colpito particolarmente, durante uno dei servizi svolti presso la Stazione Termini, i cui i volti mi sono rimasti impressi.

Una, è un ragazzo giovane di colore, non supera i 30 anni. Lo troviamo sdraiato per terra sotto i porticati, senza nulla addosso e con il volto molto disorientato, tremante. Gli chiediamo se possiamo dargli una maglietta, un maglione e un pantalone e qualcosa da mangiare. Fortunatamente accetta. Lascio a voi l’immaginazione di vederlo non più nudo sotto la coperta ma vestito e con accanto dei kit di cibo (pasti completi composti da panino o primo, frutta e dolce e delle salviette per poter garantire un minimo di igiene).

L’ambiente circostante è sporco, maleodorante e l’accesso alla stazione metropolitana della stazione Termini è chiusa a causa della presenza di tanti escrementi. Non aggiungo altro, non so nemmeno quando e se qualcuno passerà a pulire. Qui si parla di abbandono completo. Dove é il rispetto della dignità umana?

L’altra persona è una donna di una certa età, completamente assorta nel suo inquieto e non equilibrato sentire. Urla e parla da sola, non gradisce che ci avviciniamo e nel tentare di darle il cibo ce lo tira addosso. Non oso pensare quale possa essere il suo stato d’animo. Che fine farà questa signora?

A volte, l’essere umano vive sentendosi profondamente solo e non meritevole di nulla, ma tutto incomincia a cambiare dal momento in cui riceve amore: Si accendono speranze!

Colpiscono le seguenti affermazioni: “Qui non passa nessuno! Quando ritornate? Sono malato, aiutami! Ho la depressione e sto male, dammi qualcosa! Che Dio ti benedica, che Dio vi benedica, siete dei raggi di sole sulla Terra, siete degli angeli venuti per noi, grazie, ricordatevi di noi!”. Da queste frasi comprendi quanto sia importante continuare ad impegnarsi e non arrendersi nemmeno sotto lockdown e tra mille difficoltà.

Non esiste separazione; è l’illusione che ce la fa percepire.

Ringrazio FUNIMA International, Francesco Furcolo e tutti i compagni di viaggio con i quali condividiamo questa bellissima esperienza di vita.

Ma ringrazio tantissimo e con tutto il cuore gli amici senza dimora perché le loro diversità arricchiscono l’anima.

Con devozione,

Ilaria Macoratti.


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