I nostri figli ai tempi della pandemia
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I nostri figli ai tempi della pandemia

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I nostri figli ai tempi della pandemia: 𝐀𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐫𝐢, 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨-𝐩𝐞𝐝𝐚𝐠𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐅𝐔𝐍𝐈𝐌𝐀 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐢𝐧 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐜𝐢 𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐧𝐨𝐫𝐚𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐥’𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨-𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢?

I nostri figli ai tempi della pandemia

C’è un fenomeno silenzioso, che si sta sviluppando oggi nelle nostre case, e riguarda i nostri figli e il loro sviluppo animico e spirituale.

Negli ultimi anni i ricercatori ci hanno regalato statistiche sempre più allarmanti su un aumento acuto e costante di problematiche infantili e adolescenziali, che ora stanno raggiungendo proporzioni importanti.

Già nel 2018 Daniela Lucangeli, professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Padova- a gran voce richiamava l’attenzione sull’aumento dei disturbi dell’umore nei bambini e negli adolescenti.

“L’OMS, in particolare il Dipartimento prevenzione, lancia un grande SOS relativo alla precocizzazione dei disturbi dell’umore che sono i disturbi del comportamento interiore. Si parla di pandemia di depressione precoce.


In Italia, una commissione ministeriale che si occupa del benessere e del malessere a scuola, ha raccolto dei dati che riguardano la scuola media (in quanto la fascia della preadolescenza è particolarmente a rischio); Tali dati riportano che il 73% dei ragazzi supera la soglia di mal-essere”

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Oltre a questo, sempre nel 2018 e sempre Daniela Lucangeli, portava l’attenzione ad un aumento della dipendenza da una tecnologia che veniva vissuta come interfaccia con il mondo, il cellulare non più come strumento di connessione con il mondo ma come parte del proprio sé e della propria esistenza.

Ad oggi dopo che il mondo virtuale per i bambini e per gli adolescenti ha preso il posto del mondo reale, questa è una vulnerabilità che è assolutamente necessario affrontare.

Tornando alle ricerche queste evidenziano che:

nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione;

nei bambini al di sotto dei 6 anni i disturbi più frequenti sono stati l’aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione);

Vi è un “sovraccarico emotivo” che colpisce gli adolescenti tra i 12 e i 17 anni.
Secondo un aggiornamento dello “stressometro”, l’indagine periodica realizzata dell’Istituto Piepoli per l’Ordine degli Psicologi, 8 persone su 10 vivono un forte stato di stress.
Lo studio condotto lo scorso Gennaio ha mostrato come i giovani siano i più esposti e nei quali si sta sviluppando un malessere in continua crescita.

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Cos’è cambiato nei giovani, cos’è che sta aumentando il loro malessere?

I giovani stanno vivendo una profonda incertezza sul futuro, viaggiano dentro una nebbia fitta dove è difficile immaginare come sarà il domani e questo incide sicuramente su un aumento della loro fragilità interiore.

Per non parlare dei loro ritmi quotidiani che sono completamente cambiati, per molti ragazzi c’è stata una inversione del ritmo sonno/veglia con l’utilizzo prolungato dei dispositivi per collegarsi al mondo esterno.


Questo ha portato ad un aumento dei problemi del sonno, dell’ansia e dell’irritabilità che in alcuni casi è sfociata in aggressività verso i genitori e verso sé stessi.

Anche secondo Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ospedale Bambino Gesù, i giovani sono tra le categorie a cui prestare maggiore attenzione.

Vicari rileva come siano aumentati, da ottobre, gli accessi in Pronto Soccorso per disturbi mentali, in particolare tentativi di suicidio e atti di autolesionismo.

Da tempo i neuropsichiatri infantili cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo questa tendenza nella popolazione adolescenziale. Una tendenza autolesiva che una volta era appannaggio di persone di età più elevata.
Autolesionismo e disturbi alimentari: tragiche conclusioni di cui ansia e stress sono il preludio.

Secondo il ministero della Salute, si è verificato anche un aumento del 30% dei casi di disturbi dell’alimentazione tra i ragazzi e i bambini, anche di 9-10 anni.

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Molti genitori hanno perso il lavoro, cambiando l’assetto familiare, e questo ha portato a conflitti e difficoltà familiari che hanno inciso profondamente sulla sicurezza dei bambini e dei ragazzi.

Per non parlare di tutti quei bambini e ragazzi che vivono in famiglie con situazioni già problematiche, in questi casi la scuola e tutti gli spazi di incontro sociale rappresentano una via d’uscita, luoghi dove scaricare le tensioni e in cui poter vivere esperienze significative e dove poter costruire relazioni positive in contesti con una valenza educativa.

E così, isolati nel proprio mondo, l’autolesionismo diventa una via di fuga, i ragazzi raccontano che il dolore fisico rende più sopportabile quello animico.
Tagliandosi, ad esempio, dicono di trasferire il dolore mentale sul corpo e provano una sensazione di sollievo emotivo. Ma c’è un altro effetto importante da considerare, ed è l’emulazione.

Nella popolazione adolescenziale c’è una percentuale che oscilla tra il 17 e il 30% che dichiara di aver avuto condotte autolesive: si tratta di dati rilevati già nel biennio 2014/2015.

Non credo però che la lontananza dalla scuola sia stata la causa scatenante dell’aumento di questo disagio sociale-emotivo, paradossalmente per alcuni di loro, quelli che più soffrono la pressione scolastica, la Dad ha costituito un alleggerimento.

Naturalmente l’isolamento sociale ha fatto da amplificatore, ma queste sono problematicità che hanno una storia antica e che sono da tempo attenzionate dagli esperti di settore.

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Questo è un monito da tenere a mente affinché non si smetta di parlare di questo problema una volta che la pandemia sarà passata.

L’adolescenza è la partenza ad un nuovo viaggio con delle enormi potenzialità è l’età in cui il cervello è votato alla conoscenza.
Se ora ci troviamo a vivere queste situazioni, vuol dire che l’ambiente intorno al bambino, al ragazzo sta fallendo, non il ragazzo, perché i giovani hanno bisogno di un ambiente intorno, di adulti che li sappiano accompagnare nella giusta maniera

Sempre Daniela Lucangeli ci dice che “ogni volta che un bambino apprende, accanto a ciò che apprende traccia nella memoria le emozioni con cui apprende.
Se apprende con paura, ritornerà dalla memoria anche la paura, se apprende con la percezione di inadeguatezza, si sentirà sempre inadeguato. E la sua memoria ripeterà questo circolo stabilizzando che non è capace. Bisogna interromperlo. Oppure non stiamo insegnando e soprattutto non stiamo dando il meglio delle possibilità di aiuto ai nostri ragazzi.”

Dovremmo chiederci quali sono state le emozioni prevalenti che hanno provato e provano i nostri bambini e ragazzi durante gli apprendimenti?

Bisogna uscire dal recinto che la scuola è come l’abbiamo conosciuta, dobbiamo avere il coraggio dell’utopia e della fantasia.

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In adolescenza accadono dei cambiamenti cerebrali meravigliosi:

I ragazzi acquisiscono nuove capacità che gli permettono di essere innovativi e creativi, questo viene definito esplorazione creativa, naturalmente vivono anche una maggiore intensità emotiva, sperimentandosi in abilità e relazioni. Il gruppo dei pari diventa fondamentale: l’adolescente crea la sua identità tramite l’altro che diventa uno specchio in cui rivedere le proprie paure e perplessità.

I legami che si creano a questa età potrebbero diventare una rete di sostegno per tutto il corso di vita, allo stesso tempo però, il ragazzo potrebbe assumere decisioni e comportamenti pericolosi solo per ottenere l’approvazione degli altri.

Il cervello reagisce selezionando le sinapsi che utilizziamo maggiormente. Più i circuiti vengono usati, quindi attivati, più si rafforzeranno, meno saranno usati e maggiori saranno le probabilità che vengano eliminati in adolescenza.


Questo significa che da una parte gli adolescenti hanno un’opportunità fantastica per imparare e dovrebbe essere indispensabile per loro frequentare la scuola in modo da poter sfruttare a pieno le potenzialità del loro sviluppo, al tempo stesso sono in un momento di altissima fragilità e vulnerabilità.
L’esposizione ha fattori traumatici e tossici può facilmente avere effetti negativi in questa fase della vita.

E’ quindi assolutamente necessario rendere in questo momento i bambini ed i ragazzi attivi ascoltando i loro bisogni per poter insieme creare delle possibilità future creative.

È fondamentale quindi mettere in atto interventi generali a supporto della salute per tutta la popolazione in età evolutiva e interventi mirati per i soggetti a maggior rischio e/o in condizioni di fragilità.


Gli interventi devono avvenire in una rete collaborativa tra le istituzioni scolastiche, educative, sociali, coinvolgendo in modo partecipativo le famiglie e gli stessi minori affinché sviluppino/rinforzino le proprie risorse resilienti.

𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐫𝐢


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