Tra i due litiganti i leviatani godono
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Blog | Cosa succede tra Israele e Palestina?

Tra i due litiganti i leviatani godono

Mentre sulla striscia di Gaza si intende inaugurare una nuova operazione militare israeliana denominata i “Guardiani delle Mura”, dispiegando tutto intorno carri armati e bulldozer per meglio iniziare una quasi certa operazione via terra, sale vertiginosamente il numero dei feriti che al momento sono 1235 con 192 morti, di cui 34 donne e 58 bambini (Fonte Ansa); numero di vittime che se si considera l’escalation di violenze perpetrate soprattutto ai danni del popolo palestinese, potrebbe, molto probabilmente, aumentare in maniera tragicamente esponenziale.

Tra missili e cacciabombardieri, Israele può vantare, soprattutto grazie al contributo del previdente e iperprotettivo fratellone americano, sfavillanti dimostrazioni muscolari anche in fase di difesa; attraverso un prestigioso sistema antimissilistico battezzato come si converrebbe in uno dei migliori film hollywoodiani, mi riferisco al noto sistema di difesa Iron Drome.

Un giocattolino bellico, quello in dotazione alla difesa militare israeliana, fatto di radar, sensori e complessi sistemi di analisi prontamente efficaci contro qualsiasi testata proveniente sia dalle medie che dalle lunghe distanze.

Ora, in funzione di una più che certa logica matematica, dovrebbe spiegare, almeno in parte, il motivo di una triste astensione di voto da parte degli Stati Uniti nella risoluzione delle Nazioni Unite avvenuta nel 2012, risoluzione in cui si chiedeva ad Israele di cessare la sua politica belligerante nei confronti del popolo palestinese. 

Decisione, quella degli Stati Uniti, che ha qualificato nella sua naturale essenza, quella che è stata la presidenza americana guidata dall’allora Barack Obama (presidente dal 2009 al 2017) con il contributo alla vicepresidenza dell’attuale Joe Biden; decisione che si potrebbe e dovrebbe considerare con lode non tanto per il senso di pace, quanto per il senso di coerenza. 

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La forza bruta della polizia israeliana

Intanto, nell’ambìta Gerusalemme, la polizia israeliana sfoggia compiaciuta in tutta la sua forza bruta, un violento intervento/raid ai danni del popolo palestinese. La spedizione punitiva della polizia si tiene sulla Spianata delle Moschee, zona conosciuta anche come Monte del Tempio, impedendo di fatto e ancora una volta, ai medici di soccorrere le numerose persone rimaste ferite negli scontri avvenuti con la polizia stessa. 

Si tratta di una dura, lenta e costante repressione genocida che avviene ormai da anni e ai danni del popolo palestinese.

Purtroppo, giocano un ruolo tristemente efficace una buona parte dei media occidentali, molti dei quali, forse ispirati dalle dichiarazioni di un giovane consigliere alla sicurezza americana quale Jake Sullivan, sostengono il diritto alla difesa da parte di Israele contro i missili di Hamas. 

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Our Voice e la necessità di un mondo migliore al grido di “Free Palestine!”

Tra i due litiganti i leviatani godono

Nel gioco delle parti non mancano, ovviamente, le considerazioni “sconsiderate” di alcune compagini di una politica italiana ormai notoriamente decaduta. 

A sottolineare la tristezza oltre che la bassezza di determinate inclinazioni in termini di politica estera ci hanno giustamente pensato i ragazzi di Our Voice. Attraverso una straordinaria manifestazione avvenuta il 13 Maggio in Piazza del Duomo a Milano, hanno messo l’accento sulla mera direzione intrapresa da molti leader politici del bel paese.

Anche se il flusso dei partecipanti non potrà essere paragonato ai 13.000 tifosi interisti (non me ne vogliano i nero/blu), l’affluenza rimane degna di lode.

L’ottemperanza morale che i ragazzi di Our Voice hanno sancito nei loro interventi, intende restituire alle giovani generazioni il posto che meritano nel disegno di un mondo nuovo, fatto di uguali diritti e uguali libertà per tutti i popoli della terra.

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Politica all’italiana

Pesanti critiche sono state mosse contro i politici del calibro di Giovanni Toti, Maria Elena Boschi ed Enrico Letta. Politici che senza alcun riguardo, hanno concesso la loro solidarietà ad Israele mentre i palestinesi continuavano a perdere la propria vita sotto le bombe israeliane. 

Non mancano inoltre, pesanti critiche rivolte all’esponente della Lega Matteo Salvini e alle sue considerazioni rese pubbliche in un imbarazzante Tweet.

“Chi attacca Israele, attacca la democrazia”.

Matteo Salvini
Matteo Salvini - Israele

Pertanto, i ragazzi di Our Voice, invitano Salvini, alla ben più intelligente in quanto meno autolesionista pratica del silenzio cautelativo.

Il regime di apartide, vige da oltre 70 anni in Israele e con tanto di indagini da parte dell’AIA per crimini di guerra condotti in territori palestinesi.

Forse di tutto questo, Matteo Salvini non ne sa nulla, o almeno si spera!

Ad ogni modo, Our Voice, nei loro interventi, invitano Salvini a usare tanta passione soprattutto nel restituire i famosi 49 milioni di euro. Lo farà?

Pensando poi ad altri leader politici come l’europarlamentare Antonio Tajani. I ragazzi di Our Voice, invitano a sostituire inutili commenti con ben altri contributi. Magari idonei a restituire la giusta dignità, oltre che a colmare quel gap giudiziario venutosi a creare in seguito alle stragi del ‘92 e ‘93. In tutto questo, se politici come Antonio Tajani, volessero fare chiarezza su quei famosi rapporti tra Berlusconi e Dellutri, sarebbe l’apoteosi.

A seguire, prende la parola Sonia Tabita Bongiovanni, sottolineando la complicità italiana nel finanziare le armi che uccidono donne, uomini e bambini palestinesi. Del ruolo che sempre l’Italia svolge nei panni di succursale statunitense attraverso le basi NATO e la loro politica di sostegno ad Israele. Senza dimenticare l’assordante silenzio del Presidente del Consiglio Italiano Mario Draghi che non intende, almeno per il momento, pronunciarsi in alcun modo sul conflitto Israelo-Palestinese.

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DAL NERO AL BLU, FINENDO CON IL ROSSO: TUTTI I COLORI DI UN GENOCIDIO

Molto probabilmente, buona parte di quelle motivazioni atte a spiegare l’accanimento israeliano con tanto di patrocinio statunitense nei confronti dei territori palestinesi, sono da ricercare non solo in superficie ma, anche in profondità, arrivando fino al sottosuolo.

Come per buona parte del Medio Oriente, anche in territorio Israelo-Palestinese, nonostante una fisiologica realtà politica a macchia di leopardo che fa da deterrente nei confronti di eventuali attenzioni speculative da parte delle industrie petrolifere europee, da sempre a caccia del cosiddetto oro nero (petrolio) e oro blu (gas), rimane comunque notevole l’interesse per le risorse energetiche presenti nel sottosuolo.

Per buona parte, proprio al di sotto della famosa Green Line, linea di confine che dal 1948 separa, o almeno dovrebbe, i territori israeliani da quelli palestinesi, vi si trovano interessanti giacimenti di gas e di petrolio; ma si sa, la linea che separa la tentazione dal peccato, talvolta, può essere molto sottile e, sovente, capita che questa venga volutamente superata e quando ciò accade, gli effetti, come in questo caso, non tardano mai ad arrivare, pertanto, tutto si tinge di rosso, proprio come il sangue di un popolo, quello palestinese, la cui colpa è quella di trovarsi nel “posto sbagliato”.

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Israele e i predatori del gas perduto

Quando nel Febbraio del 2011 arriva la caduta dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, l’esportazione del gas egiziano a beneficio di Israele diventa sempre più precaria, pertanto, grazie all’intervento di aziende di settore israelo-americane, si manifesta come un’eccellente opportunità il ritrovamento avvenuto pochi anni prima, ovvero, a partire dal 2009, di un giacimento con più di 25 trilioni di metri cubi di gas dal nome Leviathan.

Da qui, Israele passa dall’essere un importatore di gas ad un potenziale esportatore, peccato solamente che data la superficie interessata da giacimenti come Leviathan ed altri ancora presenti sull’intera striscia di Gaza, giacimenti che potrebbero fare del territorio Palestinese un’area energeticamente indipendente ed economicamente rilevante; risulti essere molto più vasta di una linea di confine, pertanto, capita che diatribe di natura speculativa si tramutino in risoluzioni belliche di drastica risolutezza.

Alla luce di quanto detto sinora e pensando ai numerosi articoli presenti su buona parte delle testate giornalistiche occidentali che da anni fanno da vademecum sull’argomento, varrebbe comunque la pena di soffermarsi a cercare quelle che sono le motivazioni prima e le risoluzioni poi, non solo nella questione religiosa ma, purtroppo, anche in quella economica. 

Ancora una volta c’è di mezzo il dio danaro. 

Giuseppe Cirillo 
17 Maggio 2021

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