Homo Sapiens

Blog | Nel nome del danaro, dell’ipocrisia e della beata ignoranza

In una mesta narrativa divulgata quasi fino allo sfinimento dall’OMS in cui l’attuale stato d’emergenza sembrerebbe essere infinito, alcuni aspetti appaiono chiari o almeno lo sono per tutte quelle persone che decidono, con non poche difficoltà, di capirci qualcosa con quel residuo d’informazione libera o semilibera che rimane.

Per addentrarci meglio nei meandri di una questione complicata solo che in apparenza, cominciamo con il porci un paio di domande: 

Cos’è L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità? 

Soprattutto, chi c’è dietro questa organizzazione?

NEL NOME DEL DANARO

Fondata nel 1948, l’OMS  è un istituto dell’Onu che contava circa 7000 collaboratori di oltre 150 Paesi, tra cui medici, scienziati ed esperti del settore sanitario.

Tra i primi paesi sostenitori di questa organizzazione figurava la Gran Bretagna insieme a Germania, Cina e Giappone.

Tra gli anni ’80 e gli anni ’90, l’OMS conosce il suo primo periodo decisamente meno fruttuoso con la decisione da parte di diversi paesi di interrompere il proprio sostegno attraverso il sostentamento finanziario, una decisione che avrà una ricaduta drastica e senza precedenti, tanto da indurre l’organizzazione a racimolare fondi finanziari che a stento arrivavano al 70% rispetto a quanto previsto in termini di utilità.

Nei primi anni del 2000 le cose cambiano e la sorte finanziaria dell’OMS ritrova tutto il suo splendore con entrate economiche quasi raddoppiate grazie ad una ritrovata filantropia da parte di soggetti (privati) come “La Bill & Melinda Foundation”, famosa fondazione privata fondata da Bill Gates e moglie, che  addirittura arriverà in alcuni casi anche a coprire con il proprio contributo fino all’80% delle risorse necessarie per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti dall’OMS. 

Una questione, quella del sostentamento economico da fonti private, che rappresenta sicuramente una dinamica poco chiara e che fa dell’OMS un’organizzazione fortemente suscettibile dinanzi a probabili conflitti d’interesse.  

Bill Gates

Ad ogni modo, tra coloro che possono vantare sovvenzioni economiche tanto importanti da ridare vista ai ciechi, oltre all’OMS, rientrano anche molti organi d’informazione che proprio non riescono a fare a meno di dichiarare tutta la propria naturale e disinteressata stima nei confronti di Bill Gates con aggettivi come: “Filantropo” e “Magnate“, parole che regnano imperiture nei vari articoli disseminati qua e là come mine antiuomo.

Vediamo insieme chi sono “alcuni” di questi editori e quanto hanno guadagnato attraverso le generose donazioni fatte dal “filantropo” Bill Gates:

  1. “Der Spiegel” oltre 2 milioni di dollari 
  2. “The project syndicate” 1 milione di dollari
  3. “The Atlantic” oltre 500 mila dollari
  4. “Le Monde” oltre 2 milioni di dollari
  5. “The bureau of investigative journalism” 1 milione di dollari

NEL NOME DELL’IPOCRISIA

Nei primi mesi del 2020, quando l’attuale pandemia cominciava a fare le proprie presentazioni in Europa ed in particolar modo in Italia, presso l’ufficio dell’OMS di Venezia, attraverso il coordinatore Francesco Zambon, veniva a delinearsi l’esigenza di far presente all’OMS prima e al Ministero della Salute poi, che il piano pandemico in atto riportava la data del 2006, pertanto ampiamente inadeguato.

Grazie alla trasmissione Report in onda su Rai Tre, emergono alcune mail dove il direttore generale aggiunto dell’OMS Ranieri Guerra attuava pressioni, neanche troppo celate, affinché venissero sostituite solo ed esclusivamente le date del piano pandemico del 2006 con quella del 2016, lasciando di fatto inalterato il contenuto e quindi le linee guida. 

Direttore aggiunto OMS Ranieri Guerra

La Procura di Bergamo apre un’inchiesta per ‘Epidemia Colposa e Falso’ e da qui inizia una vera e propria escalation di ambiguità fatte e perpetrate sia dall’OMS, attraverso il direttore generale aggiunto Ranieri Guerra, che dal Ministero della Salute attraverso il Ministro Roberto Speranza e, che vede in serie difficoltà soprattutto chi quelle segnalazioni le aveva giustamente attuate, ovvero, il coordinatore dell’ufficio OMS di Venezia Francesco Zambon; zittito dinanzi alla Procura di Bergamo attraverso il muro dell’immunità diplomatica.

Fondazioni private, organizzazioni mondiali volute dall’Onu, editori e mainstream quasi sempre noti al pubblico, personaggi politici di calibro con a seguito i loro Ministeri.

Cosa avranno in comune queste realtà, talvolta divise, talvolta diverse ma, forse solo in apparenza?

Nel tentativo di trovare una risposta, diviene inevitabile constatare come non solo aumentino le ambiguità ma anche gli attori chiamati a recitare su questo palcoscenico, vediamo insieme come e perché.

Vaccino sì, vaccino no?

Ad unire il tutto, in un’unica e frettolosa soluzione sembra esserci una fitta rete, apparentemente scollegata e fatta di agenzie, industrie e scienziati devoti non si sa bene se al dio danaro o ad una sorte di scienza senza coscienza. Tenuti insieme da sigle impregnate di conoscenza istituzionale, provano a garantire sicurezza sia in termini di salute che di qualità farmaceutica; mi riferisco a EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

Se da un lato EMA, rende noto sul proprio portale che nonostante le accelerazioni dovute alle esigenze dettate dalla crisi pandemica, i controlli e i test (eseguiti anche su cavie umane oltre che in laboratorio), seppur compressi nel tempo, ovvero velocizzati, restano tuttavia ancorati alla metodica che da sempre contraddistingue i loro metodi di valutazione sull’affidabilità dei farmaci.

Dall’altro, la ben più prudente AIFA, comunica che a causa di evidenze scientifiche piuttosto limitate e in considerazione all’alto livello di incertezza con cui queste terapie vengono messe a disposizione, ritiene sia importante pubblicare aggiornamenti periodici, volti ad informare il pubblico sulle varie novità che riguardano sia l’aspetto qualitativo che funzionale del farmaco in esame.

Insomma, due posizioni molto differenti tra loro ma, che si ritrovano nella piena certezza di una vaccinazione sicura per la salute.

Intanto aumentano i campanelli d’allarme che mettono in guardia su quelli che potrebbero essere gli effetti collaterali dei vaccini, effetti indicati come pericolosi anche per la quantità di tempo impiegato nel verificarsi; una linea temporale che potrebbe ostacolare qualsiasi collegamento tra vaccino ed effetto collaterale.

Dott.sa Loretta Bolgan

La dottoressa Loretta Bolgan, consulente scientifico in ambito tossicologico farmaceutico e ambientale, in un’intervista rilasciata a Pier Giorgio Caria per il quotidiano online Antimafia 2000, sostiene chiaramente che le linee guida dettate dall’AIFA alle varie aziende farmaceutiche, sono pensate per garantire un prodotto efficiente e sicuro, al punto tale da dover durare 10 anni. 

Fin qui tutto bene, se non si considera, ribadisce la Dott.ssa Bolgan, che queste misure riguardano solo ed esclusivamente i medicinali destinati all’uso orale e non a quelli iniettivi come ad esempio i vaccini.

Pertanto, i contaminanti presenti nei vaccini come metalli, alcaloidi e altre sostanze inorganiche e che rappresentano l’aspetto qualitativo, potrebbero non essere adeguatamente individuati a causa di metodi di ricerca e di studio completamente inadeguati; basti pensare, che a detta della stessa AIFA, i riferimenti presi in considerazione dall’agenzia per constatare la sicurezza dei farmaci di tipo iniettivo, vengono demandati alla lettura di articoli pubblicati da varie riviste scientifiche che rappresentano un punto di riferimento importante nella valutazione del farmaco, riviste che potrebbero godere eventualmente di cospicui finanziamenti da parte delle stesse case farmaceutiche, creando un vizioso processo dove controllato e controllore coincidono. 

Conseguentemente aumentano sia gli interrogativi che le preoccupazioni, soprattutto se si pensa al caso del Dottor Sergio Pecorelli (presidente AIFA dal 2009 al 2015) e ai fatti che lo videro coinvolto in un caso analogo e spinoso al punto tale da dover rassegnare le proprie dimissioni.


NEL NOME DELLA BEATA IGNORANZA

Alla fine di questa triste storia ci siamo noi, beati ignoranti che fidandosi vanno avanti. 

Tutti al passo di marcia, guidati da una cieca fiducia perché assuefatti da una società che ci vuole addestrati a rispettare le regole senza se e senza ma. Un’era, la nostra, che molto probabilmente passerà alla storia come quella segnata da un profondo “dividi et impera”, dove tutti si accapigliano ma nessuno giunge a soluzione.

Ormai si demanda qualsiasi cosa, anche le nostra stessa vita e quella dei nostri cari, figli compresi. Una declinazione da ogni responsabilità, quella della delega, che prevede come unica forma di certezza, quella delle istituzioni.

Intanto tutto va dove deve andare, ovvero, una direzione che non prevede via d’uscita se non quella che vedrà la fine dell’Homo Sapiens e l’inizio dell’ Homo Novus.

Giuseppe Cirillo 
11.12.2020