Blog | Dall'11 Settembre alla Pandemia: "Storia di un giornalismo malato"
Homo Sapiens

Blog | Dall’11 Settembre alla Pandemia: “Storia di un giornalismo malato”

Blog | Dall’11 Settembre alla Pandemia: “Storia di un giornalismo malato” – Cosa sappiamo veramente dei maggiori disastri avvenuti nel mondo? Che ruolo hanno avuto e continuano ad avere Tv, Giornali e Mainstream? Soprattutto, in che modo e misura ci influenzano?

Qualche anno fa, uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e condotta da Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg del Centro Ragnar Frisch per la Ricerca Economica in Norvegia, ha evidenziato come il QI (quoziente intellettivo) sia da diversi decenni e in particolar modo dal dopoguerra ad oggi, in costante calo. 

Addirittura, altri studi affini condotti in diversi paesi nel mondo, quantificano un calo di circa 2 punti per decennio. 

– “Siamo messi male!!!

Tutti questi studi, nonostante i metodi d’indagine talvolta diversi tra loro, convergono sulle cause di questa inesorabile e mesta decadenza intellettiva.

Come evidenziato dai ricercatori, nonostante la molteplicità di elementi coinvolti in questo scempio neuronale siano parecchi, pare che gli aspetti principali che hanno partecipato all’inesorabile declino intellettivo dell’homo sapiens siano soprattutto la mancanza di libri da un lato e l’eccesso di videogames dall’altro.

Ora, considerando l’ovvietà che la mancanza di studio e l’eccesso di videogiochi possano generare effetti catastrofici sull’intelletto, mi si consenta l’opportunità di poter analizzare anche qualche altro elemento come possibile causa di cotanta decadenza; in particolar modo uno: l’informazione.

Libertà di stampa: come siamo messi in Italia?

Libertà di stampa: come siamo messi in Italia?

Secondo Reporter Senza Frontiere, un’organizzazione non governativa che promuove la libertà di stampa e la libera informazione, nella classifica mondiale che prende in considerazione diversi paesi sulla base della censura volta ad ostacolare stampa e nuovi media, l’Italia si posiziona al 41° posto.

Pensate, meglio di noi anche Burkina Faso e Corea del Sud.

Insomma, la stampa nel nostro paese non gode proprio di buona salute.

Come anticipato l’Italia si trova al 41° posto. Siamo dunque sotto Paesi europei come il Belgio 11°, la Germania 13°, l’Estonia 15°, il Lussemburgo 20°, Cipro 26°, Spagna 29°, Regno Unito 33°, Francia 34° e Repubblica Ceca al 40° posto. 

L’unico elemento che potrebbe eventualmente consolarci ma non meravigliarci è la posizione occupata dagli Stati Uniti (famosi per essere esportatori seriali di democrazia a suon di bombe), fermi al 44° posto.

Se tutti dicono che è vero…

Più è grande una menzogna, maggiori sono le probabilità che venga creduta

Adolf Hitler

Leggendo questa frase, in diverse occasioni mi sono chiesto: 

“Ma Hitler si riferiva al peso da dover attribuire alle sue menzogne, oggi conosciute come Fake News, oppure, si riferiva al quanto debbano essere diffuse?” 

In altre parole, è meglio spararla grossa o diffonderla il più possibile? 

Con il tempo ho capito che molto probabilmente lo sono entrambe.

Ho sempre creduto che il modo migliore per darla a bere a poveri, ignari e perchè no, ignavi cittadini, sia proprio quella di spararla grossa.

Un tranello a base di psicologia inversa dove cerchi di indurre le persone nell’unico pensiero che un uomo delle istituzioni, nella posizione in cui si trova, non direbbe mai una colossale fesseria. 

Nel frattempo arriva lei, la pandemia e anche io, nel mio piccolo, ho la possibilità di vivere una personale Sturm und Drang per poter osservare il mondo con occhi diversi. Capire finalmente che il trucco non è solo ed esclusivamente spararla grossa ma, anche e soprattutto diffonderla come se non ci fosse un domani.

Sarete d’accordo con me se vi dico che nell’ultimo anno e mezzo ne sono successe di tutti i colori, tanto nei reparti d’ospedale quanto sui giornali.

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I titoli e gli argomenti che trattano la questione covid e che dominano la scena da oltre un anno sembrano essere tutti mostruosamente allineati.

Vi starete chiedendo, e allora? 

Allora, è mai possibile che una questione come quella del covid, nuova al punto tale da indurre i governi ad autorizzare vaccini sperimentali nel nome dell’emergenza, non abbia innestato nessun dubbio, neppure un’incertezza su quanto fatto o su quanto si stia facendo? 

Com’è possibile? Fino a poche settimane prima dell’inizio di questa pandemia si scannavano (figurativamente parlando) su giornali e programmi televisivi di varia natura, ora, vanno tutti d’amore e d’accordo? 

Insomma, tutti uniti, soprattutto quando si tratta di puntare il dito contro chi non osa allinearsi al pensiero unico.

Intanto, le ore si tramutano in giorni, i giorni in settimane e le settimane diventano mesi ma le notizie sono sempre straordinariamente uguali e costanti, indipendentemente dalla loro provenienza.

Un contagio informativo che trasforma i cittadini in poliziotti. Vigilantes pronti ad emarginare prima e denunciare poi, il primo concittadino che osa non allinearsi a regole che non vanno nemmeno messe in discussione. 

Un vero miracolo, non trovate?

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Parliamo dell’11 Settembre

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Separiamoci per un attimo della questione covid per continuare con un’altra vicenda, diversa nell’impatto iniziale ma, decisamente simile in quello finale.

Diversi anni fa l’opinione pubblica di tutto il mondo, viene letteralmente travolta insieme alle sue abitudini da un evento terroristico senza precedenti: l’11 Settembre 2001.

Da quel giorno, proprio come per la pandemia, tutto cambia irrimediabilmente e anche in questo caso tv e giornali giocano un ruolo fondamentale.

Contrariamente a quello che in molti potrebbero pensare, l’attentato terroristico dell’11 Settembre si basa su un elenco enorme di menzogne e depistaggi che partono dagli Stati Uniti, passano per l’Est Europa e arrivano fino all’Arabia Saudita.

Gli elementi che dimostrano l’impossibilità del crollo spontaneo delle Torri Gemelle sono molteplici. Ovviamente, in questa sede discuteremo solo alcuni di questi aspetti, tuttavia, alla fine di questo articolo troverete tutti gli approfondimenti del caso.

La velocità del crollo e le caratteristiche strutturali

La velocità del crollo delle torri dimostrano chiaramente l’impossibilità nel voler raccontare la tesi del crollo dovuto al cedimento della struttura.

Basti pensare che la velocità di crollo dell’ultimo piano dell’edificio risulta essere talmente elevata da poter essere paragonata ad una vera e propria caduta libera, come se i 110 piani sottostanti non fossero mai esistiti. Una circostanza anomala ma tipica delle demolizioni controllate.

Da non dimenticare inoltre, le peculiarità di grattacieli come le Twin Towers. Queste strutture, infatti, già in fase di progettazione vengono concepite per resistere a incendi e, data la loro altezza, anche ad impatti con aeromobili.

La testimonianza del custode delle Torri Gemelle

Come racconta Franco Fracassi, autore insieme a Giulietto Chiesa del docufilm: “Zero – Inchiesta sull’11 Settembre”, un altro aspetto molto importante, forse il più importante di tutti, è la testimonianza del custode delle Torri Gemelle, William Rodriguez.

Parliamo dell’11 Settembre- William Rodriguez
William Rodriguez e George W. Bush

Rodriguez racconta che al momento dell’attentato si trovava nel suo ufficio, situato in uno dei cinque piani sotterranei delle Torri Gemelle. 

Ricorda in modo indelebile di un’esplosione causata da un’autobomba parcheggiata nei garage sotterranei e avvenuta pochi secondi prima dello schianto dell’ipotetico primo aeromobile, un’esplosione enorme e violenta al punto tale da provocare numerose vittime e altrettanti feriti.

Di non poca importanza sono anche le testimonianze dei sopravvissuti, testimonianze perfettamente concordanti con la versione fornita da William Rodriguez che, per la cronaca, ricordiamo essere stato decorato dall’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush, proprio per aver portato in salvo le persone colpite dall’esplosione avvenuta nei piani sotterranei.

Il Rapporto ufficiale sul crollo delle Torri Gemelle

Un altro aspetto molto importante e da non sottovalutare, è la vicenda legata al documento tecnico sul crollo delle due torri e del licenziamento ai danni di chi ha redatto questo rapporto.

Questo documento dimostra le simulazioni fatte a computer per ricostruire le dinamiche del crollo.

Queste simulazioni vertono sia sui dati delle due Torri che su quelli dei presunti aerei impattati. L’insieme di questi dati, hanno sempre restituito lo stesso risultato: “Le Torri non potevano crollare”

A questo punto, nel silenzio totale dei media, il Dipartimento di Giustizia esige un altro rapporto. 

Un rapporto tecnico che doveva necessariamente descrivere il crollo come causa dell’impatto con gli aerei. Il tutto attraverso l’inserimento di parametri, volutamente forzati, che giustificano il crollo delle torri nella modalità voluta dalla versione ufficiale.

Nel nuovo rapporto infatti, spariscono i pilastri delle torri e aumenta in modo esponenziale sia il peso degli aerei che il relativo carburante. Insomma, si aggiunge un pò qua e si taglia un pò la, finché queste benedette torri non crollano.

Se si considera che questi sono solo alcuni degli elementi che ruotano attorno all’11 Settembre 2001 e che giornali e Tv, nonostante il peso eclatante delle notizie continuano a tacere, limitandosi alle solite propagande e celebrazioni annuali, capire quanto siamo costantemente manipolati risulta essere facile oltre che doveroso.

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Dal contagio virale a quello psichico

Ovviamente la Pandemia e l’11 Settembre rappresentano solo alcuni degli esempi che è possibile analizzare quando si intende esaminare vuoti e distorsioni che gli organi d’informazione ci propinano tutti i giorni. 

E’ altrettanto ovvio che per rendere tutto questo possibile, i media utilizzano una serie di escamotage tanto sottili quanto efficaci.

Proviamo ad analizzare alcune di queste trovate maledettamente ingegnose.

Indurre un falso senso di unanimità

Indurre faziosamente il senso comune è il primo passo che bisogna compiere per convincere le masse a credere quello che si vuol far credere.

Un esempio lampante sono sicuramente i social media. Questi, infatti, trovano la loro massima espressione in notizie diffuse a quantità industriali per meglio addestrare i nuovi leoni da tastiera. Guardiani che si arruolano volontariamente senza per questo rendersene conto, a  protezione e salvaguardia di menzogne e mistificazioni di vario genere.

I vari social sono per questo il luogo di culto ideale per generalizzare, dando la falsa sensazione di aver detto tutto, senza per questo aver detto niente.

Notizie inventate, magari opportunamente modificate per dare la sensazione che le opinioni espresse siano condivise da tutti anche se non si sa bene sulla base di cosa; creando per questo una sensazione di condivisione unanime puramente artificiale.

Una condizione che intende alienare chi per sensazione, intuizione o meglio ancora per preparazione, non vuole accettare certe notizie come canoni inviolabili ma vorrebbe andare oltre, magari approfondendo la questione. 

Un modo geniale oltre che diabolico di fare leva sulla debolezza delle persone e nel disagio che inevitabilmente provano quando non si sentono allineate alla massa.

Semplificare per generalizzare

Creare per infondere, quasi come se fosse una moda, l’inclinazione ad ottenere la verità attraverso la mediocrità.

Evitare di perdere tempo con titoli e notizie che non lasciano spazio all’approfondimento. Un nuovo modo di concepire l’informazione attraverso una ben più comoda e versatile smart information.

Semplificare i concetti per abbreviarli, vuol dire, con il tempo, distruggere sul nascere la possibilità che il lettore possa costruire il proprio senso critico in merito alla questione trattata.

Notizie che nel riportare i fatti accaduti, si adagiano delicatamente e con perizia su sentimentalismi e facili fantasie. Tutto questo per innestare nel pensiero del lettore, una più che certa attinenza alla comodità mentale, condizione favorevole e necessaria per assimilare senza sforzi e perdite di tempo.

Un metodo quello di semplificare per generalizzare, ideale per convincere le masse in modo graduale e senza particolari scossoni. Ideale per allontanare e scongiurare eventuali insurrezioni popolari.

Generalizzare per creare il nemico unico

Dal contagio virale a quello psichico

Generalizzare per indurre le masse al vizio della comodità, risulta essere fondamentale per distruggere chi non intende piegarsi a cotanta pigrizia mentale.

Difatti, in una società dove la maggioranza della popolazione ha tendenze, nemmeno troppo velate, a generalizzare tutto e tutti, questa diviene un vero campo di battaglia per chi, invece, è intenzionato a mantenere il proprio senso critico, diventando per questo il nemico comune da evitare o addirittura combattere.  

Insomma, le dinamiche sociali che inevitabilmente ci troviamo a vivere ogni giorno, sono di una condizione quasi ipnotica che trasforma le persone in automi privi di qualsiasi capacità di analisi. Zombie che inseguono con passo lento ma deciso la comodità di un’informazione preconfezionata e che non richiede sforzi ma solo lealtà e obbedienza.

Ovviamente, lungi da me dal voler fare di un’erba un fascio. 

Fortunatamente nel mondo ci sono anche bravi giornalisti che fanno il loro dovere a costo della propria vita.

Per questo motivo spero di poter scrivere a breve di Julian Assange, nel tentativo sicuramente irrilevante, di smuovere le coscienze di chi per caso o per scelta incapperà nelle parole di un folle che spera ancora di poter contribuire a salvare il salvabile.

Approfondimenti consigliati:

11/9/2001, qualcuno crede ancora al crollo spontaneo? – Franco Fracassi.

Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura di Gianluca Magi, ospite a Byoblu.

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