Giorgio Bongiovanni

LA VERITÀ SARÀ DIVULGATA DAI TETTI DELLE CASE

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DAL CIELO ALLA TERRA

HO SCRITTO IL 19 DICEMBRE 2020:

“LA VERITÀ SARÀ DIVULGATA DAI TETTI DELLE CASE” (Matteo 10,27). COSÌ GRIDÒ GESÙ CRISTO DUEMILA ANNI FA QUANDO PROFETIZZÒ CHE IL SUO MESSAGGIO, IL SUO INSEGNAMENTO, LE SUE PROFEZIE SAREBBERO STATI DIVULGATI DAI TETTI DELLE CASE, QUINDI DALLE ANTENNE, DALLE RADIO E MEZZI DI COMUNICAZIONE MODERNE.
OGGI È SUCCESSO DI NUOVO CON UNA TRASMISSIONE EFFETTUATA DA ERIKA PAIS, INTERVISTATA DA AGUSTÍN SAIZ.
IL GRANDE GIORNALISTA URUGUAIANO JEAN GEORGES ALMENDRAS, AMICO MIO, HA SCRITTO UNA STRAORDINARIA E MERAVIGLIOSA CRONACA.
IN FEDE
G. B.

19 Dicembre 2020


La spiritualità più profonda attraverso il mondo di oggi
Erika Pais operatrice del Cielo, su Radio AM 661 di Campana, insieme ad Agustín Saiz
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Di Jean Georges Almendras – 12 dicembre 2020

Sembrava non ci fossero microfoni né telecamere. Anzi assomigliava di più ad un incontro tra amici, in qualche luogo del pianeta. Agustín Saiz, anfitrione di un programma radiofonico trasmesso ogni settimana nella provincia di Buenos Aires, Argentina, da Radio Amplitud, AM 660 e tramite Facebook, ed Erika Pais, in veste di ospite speciale, in collegamento da Montevideo, Uruguay. In Sudamerica da più di 15 anni, lei è una delle collaboratrici più vicine dello stigmatizzato e contattato (nonché giornalista Antimafia) Giorgio Bongiovanni.

Ed è soprattutto un’operatrice incondizionata della Verità. Una donna con una personalità dominante che però diviene estremamente sensibile ed affascinante quando si tratta di parlare dell’opera spirituale del Cielo o degli esseri di altri mondi, mescolando nella sua voce (senza mezzi termini o dissimulazioni) un tono altamente critico verso un’umanità stolta e piena di incoerenze (e soprattutto di ingiustizie e di imperi autoritari). È una convinta attivista (e filosofa) della spiritualità combattiva e di conseguenza è vettore di una visione molto più ricca e sfaccettata (e in alcune occasioni più saggia) degli insegnamenti del Cielo. Ma è soprattutto una persona eternamente riconoscente per il fatto di “avere la gioia di stare vicino a Giorgio”, come ha sottolineato all’inizio del colloquio con Saiz.

Erika Pais ha parlato in maniera chiara e sincera con Agustín, il quale ha dedicato alcuni anni della sua vita all’Opera, alla ricerca spirituale e agli scontri con la società moderna e questa umanità dissonante e superflua. Entrambi hanno letteralmente costruito uno spazio di dialogo, rivelatore per eccellenza. Inoltre, senza pensarci, hanno affrontato le verità più recondite dell’Universo e, attraverso domande e risposte, hanno analizzato temi comuni a tutti ma che non vengono recepiti o interiorizzati allo stesso modo da tutti e con lo stesso grado di intensità.

La presenza degli esseri cosmici, dei contattati (in particolare Antonio Urzi), il contatto massivo che si avvicina e l’uomo moderno che continua a vivere giorno dopo giorno in questo quadro di rivelazioni e verità dal Cielo, sono stati alcuni degli argomenti trattati nei 90 minuti di trasmissione. Un ulteriore colloquio su questo Terzo Millennio segnato dal Cielo, durante il quale la spiritualità è emersa in superficie come bollicine, da tutti i pori, e durante il quale le parole sono state calibrate e modellate (liberamente) per il desiderio insistente di risvegliare le coscienze. Una trasmissione radiofonica che è risultata essere molto salutare (per l’anima) e molto chiarificatrice per la mente umana, ma soprattutto molto opportuna, dati i tempi che viviamo, uno dei tanti granelli di sabbia, di sostegno senza riserve alle cause in favore della vita e della giustizia, disseminate nel mondo.

“Stare con te Erika, è come stare con Giorgio, per la sintonia che tu hai con lui, per tutti gli anni da cui gli sei accanto; e grazie a questa tua sintonia potrai sicuramente parlare di molti temi. Sei preparata?”, ha puntualizzato Agustín.

Hanno parlato liberamente di tutto ciò che intrappola l’uomo moderno negli angoli bui dell’inerzia e dell’indifferenza. Hanno affrontato il tema delle menti insidiose che non comprendono la logica di una spiritualità che presto o tardi si rivelerà rivoluzionaria. E come se non bastasse, si sono assunti insieme il compito di condividere con gli ascoltatori la visione che il Cielo ha di questa umanità e di questo presente, e sempre insieme hanno svelato i benefici e le molteplici interpretazioni e verità circa l’imminente contatto massivo con esseri di altri pianeti. Annunciandolo con maestosa naturalezza.

“Giorgio ci ha insegnato a non soffermarci sui fatti concreti, bensì a volgere lo sguardo oltre l’orizzonte”, ha detto Erika. E poco dopo, parlando della realtà extraterrestre, ha posto l’attenzione sulla vita da contattato dello stilista italiano Antonio Urzi, sottolineando “Sono stata testimone delle sue esperienze molte volte. Non dobbiamo tenere per noi stessi queste esperienze, per questo le divulga. E molti di questi contatti sono stati annunciati da Giorgio. Noi che stiamo accanto a Giorgio possiamo confermare tutto questo”.

Proseguendo Agustín ha voluto approfondire chiedendo: “Il contatto con tutta la missione di Giorgio Bongiovanni?”. Arriva la pungente risposta di Erika: “Il fatto che contattino qualcuno della comunità di Giorgio è, in qualche modo, una metodologia precisa, per esprimere che è Giorgio il centro di tutto quello che annunciamo e dei messaggi. Ma per renderlo più credibile, tra virgolette, il Cielo sceglie che il contattato sia Antonio Urzi, ovvero una persona diversa da Giorgio, ma guidato da lui. Così si esprimono i frutti. Sì perché Antonio Urzi è un frutto di Giorgio. Le migliori e più significative esperienze di avvistamento si sono verificate quando era in sintonia con Giorgio. Ed è Giorgio che tante volte gli ha predetto che avrebbe filmato astronavi, perché aveva ricevuto un messaggio”.

Agustín, nella sua missione di comunicatore e come membro dell’opera spirituale, ha saputo condurre il dialogo smussando gli spigoli di molte polemiche nate nella nostra società, nel momento in cui ci è dato di conoscere il mondo dei contattati dagli extraterrestri.

Dobbiamo distinguere questo contatto dagli altri contatti, perché si inserisce in una comunità con una metodologia di denuncia della mafia, per esempio? In una comunità che professa una cultura cristiana non religiosa, cioè in una metodologia differente? Questo è stato l’approccio di Agustín. E questa è stata la risposta puntuale di Erika: “Il contatto si verifica, perché si verifica tutto quello che hai appena citato. Quando parliamo dell’Opera di Giorgio Bongiovanni, parliamo dell’Opera costruita su di un messaggio che crediamo venire dal Cielo e che è conferito a Giorgio, ma a sua volta questo messaggio si esprime nella materia della vita quotidiana, con azioni concrete a favore della vita. Si manifesta attraverso la lotta sociale e, come dicevi, attraverso la lotta alla mafia o al narcotraffico o contro l’energia nucleare. Così si esprime, nella pratica. E il nostro messaggio è questo, in contatto con questi esseri, con queste potenze, da sempre, ed ora siamo al momento culminante: il momento di un contatto massivo”.

Aspetti strettamente collegati al voluminoso materiale grafico di Antonio Urzi, circa 7.000 registrazioni, raccolte approssimativamente dal 2003, che sorvolano lo spazio radiale e che rappresentano un atto in più di impegno spirituale, tra Agustín ed Erika, in sintonia con l’opera di Giorgio Bongiovanni insieme ad un pubblico completamente rapito dall’intenso fluire di conoscenze ed apprezzamenti.

Una volta ancora Erika fa chiarezza sui contatti, e ad un certo punto allude ai filmati di Urzi, non specificatamente alle astronavi, in particolare alle immagini, come per esempio: un Gesù bambino in braccio alla Vergine, prova che è stata resa opportunamente pubblica.

“Queste immagini sono una sorta di meccanismo di preparazione. Ci preparano mentalmente ad andare oltre il fenomeno in sé degli avvistamenti e degli esseri extraterrestri. Loro ci preparano all’evento del contatto, affinché lo accettiamo con coscienza e non per paura, accettando i valori morali e scientifici positivi che loro mettono in pratica. Manifestare una figura cristiana (affinché fosse filmata da Antonio Urzi, ad esempio) significa che ci stanno dicendo che anche loro seguono Cristo. Loro hanno seguito i Suoi insegnamenti. Loro ci preparano al contatto con naturalezza”.

La riflessione non ha risparmiato delle analogie, da parte di Erika, alludendo al vissuto degli indigeni quando videro arrivare gli spagnoli, con le loro navi e i loro indumenti, la loro cultura ed i loro modi di vivere.

“Io ho pensato al contatto avvenuto tra gli Indios e gli Spagnoli. Nello stesso modo si produrrà il contatto con queste civiltà che vivono oltre il nostro pianeta. In quei giorni, i popoli originari, grazie al contatto che avevano con altre culture, con altri marinai, ricevevano informazioni sul fatto che c’erano imbarcazioni e persone bianche diverse. Avevano elementi sufficienti per prevedere che la civiltà dei bianchi stava arrivando sulle loro coste. E comunque avevano una certa diffidenza. Noi oggi siamo così basilari, che non vediamo quegli elementi che ci indicano che questo contatto è vicino. Tuttora non vogliamo ammetterlo. C’è di tutto: avvistamenti, astronavi, foto, video, uomini di governo che stanno riconoscendo che ci sono stati dei contatti con astronavi. Ci sono elementi in abbondanza riguardanti un contatto massivo. Continuare a negarlo è cosa da persone basilari. Quindi loro si abbassano al nostro livello e ci mostrano le astronavi o immagini collegate al cristianesimo”.

Le paure dell’uomo non sono state assenti, nel ping pong di domande e risposte, tra Agustín ed Erika. Insieme si sono immersi nelle profondità della condizione umana e allora la riflessione della collaboratrice di Giorgio Bongiovanni ha strappato il silenzio di uomini e donne che, per generazioni, hanno scelto di mettere da parte le vere ragioni per le quali hanno prudentemente preso le distanze dalla possibilità di un contatto massivo.

“Abbiamo paura, perché sembrerebbe che ci vengano a conquistare dallo spazio. E questo si verifica, perché la storia dell’umanità è strapiena di conquiste, e da sempre la civiltà con più potere ha sottomesso la più debole. Ed è ovvio che la civiltà che viene dalle stelle ha più potere. Ma noi commettiamo l’errore di voler interpretare i fatti in base alle nostre prospettive, le nostre visioni, i nostri valori. Crediamo che vengano a conquistarci, ma in realtà ci hanno dimostrato che non è la conquista il sentimento che il guida. È esattamente il contrario. È molto difficile per noi concepire il bene e il fatto che ci sia una civiltà che si è evoluta e che per loro i valori della fratellanza, della vita e della solidarietà siano sopra tutto. La paura dell’uomo parte di lì”.

Erika País era raggiante e felice quando ha dovuto rispondere alla richiesta se tutte quelle paure dell’uomo potessero essere relazionati direttamente col ritorno del Cristo, con i sentimenti di colpa dell’umanità, che non osa confrontarsi con quello che è, cioè “quella che ha costruito un mondo alle spalle di Dio”, per usare le parole di Agustín.

“Questo è un sentimento subdolo di colpa, come dire: guarda tutto il danno che ho fatto. Questi esseri vengono e inoltre mi dicono che essi rispondono al Cristo, al Cristo che io ho torturato, umiliato, assassinato e continuo ad assassinare ogni giorno, perché ogni bambino che muore è come uccidere ogni volta Cristo, ogni bomba lanciata è uccidere Cristo, ogni guerra fatta è uccidere Cristo. Penso che sia una paura, perché l’uomo, inconsciamente, associa il fatto che la venuta di questi esseri è relazionata al giudizio, alla venuta del Cristo, ma non lo ammettono pubblicamente. Ma quella paura ce l’ha dentro, inconsciamente. Stiamo parlando, ovviamente, di qualcosa che trascende la logica ed il pensiero. Se vengono questi esseri, è perché dietro di loro viene il Cristo. È una paura latente”.

E il mondo di oggi? Che cosa pensi Erika? Agustín Saiz lancia in aria questa domanda.

“Senza voler entrare nel discorso religioso dell’Armageddon, la lotta tra il bene e il male, penso che nelle piccole cose, nelle piccole decisioni che dobbiamo prendere, dobbiamo pensare se arrechiamo danno a qualcuno oppure no, è come quando affermiamo che il valore che possediamo dipende dal lupo che abbiamo alimentato dentro, perché quello è il lupo che ha alimentato questa umanità. Questa umanità, per esempio, quando si verificano cose o azioni positive le esalta, quando in realtà fare la cosa corretta e positiva dovrebbero essere cose naturali. Un bambino che trova del denaro e lo restituisce, viene divulgato in tutte le reti come qualcosa di meraviglioso, quando dovrebbe essere qualcosa di naturale e normale. Sono esempi che dimostrano la decadenza regnante dell’umanità. L’umanità che ha alimentato la distruzione, la necessità di conquista. Stiamo parlando del fatto che dobbiamo evolvere di più ora, e quello di cui parliamo è una traccia che ci rimane di evoluzioni anteriori, il tratto animalesco, quella necessità di mantenerci in vita, quell’istinto di sopravvivenza che abbiamo molto forte dentro di noi, che è un sentimento basilare”.

Recentemente in un messaggio del Cielo, tramite Giorgio Bongiovanni è stato annunciato: “Setun Shenar e la Fratellanza Cosmica di Adoniesis comunicano: Prima del 2050 del vostro tempo la fine della vita del nostro pianeta”.

“Gli scienziati stessi menzionano l’anno 2050, io toglierei altri 20 anni, ma per non causare allarme pubblico portano la data più avanti. Ovviamente, se continuiamo a consumare a questo livello o ancora di più, distruggeremo tutto. Gli scienziati lo sanno, ma lucrano dalla sopravvivenza. Non escono a fare una crociata per informare la gente. Quando è iniziata la pandemia, che si è paralizzato il pianeta, abbiamo avuto la dimostrazione di come gli ecosistemi si sono purificati. Ciò ha dimostrato che possiamo evitare di arrivare a questa catastrofe. Che è possibile riuscirci. La Terra è un essere vivente, e di fatto ha generato il coronavirus. Come razza siamo responsabili di essere arrivati ad un punto di non ritorno. La Terra è unita all’uomo ma è indipendente da lui, ha i suoi propri meccanismi di difesa. La Terra, il pianeta in sé, evolve. Gli scienziati mentono quando ci dicono che stanno terminando le risorse del pianeta, stanno sottovalutando la Terra, come essere vivo. Per questo il Cielo interviene e dice ‘salveremo alcuni di voi’”.

A proposito della presenza extraterrestre la Chiesa Cattolica è sempre stata (e sempre sarà, nonostante all’interno delle sue fila ci sono stati personaggi che hanno compreso perfettamente il senso e il messaggio degli esseri di altri pianeti) un ostacolo alla conoscenza della verità. E in quel contesto le forze negative hanno fatto un lavoro sottile, che è perdurato per secoli. Ad una domanda di Agustín su questo tema, Erika ha risposto: “Io penso che l’oscurità alberghi nei loro cuori, nelle menti, negli spiriti. La Chiesa Cattolica commise l’errore di generare determinati meccanismi, metodologie per far sopravvivere l’istituzione, quando non avevano abbastanza testa per comprendere Giordano Bruno, Galileo Galilei ed altri scienziati dell’epoca che ci dicevano cose, come per esempio che ‘l’uomo non è il centro dell’Universo’; quando la loro mente non arrivava a comprendere, ma intuivano che poteva essere così, generavano meccanismi di difesa, affinché l’istituzione non cadesse: hanno scelto di ammazzare, perseguire, occultare, pagare per insabbiare la verità ed evitare che uscisse alla luce. Lo hanno fatto, perché avevano inteso che proteggere il messaggio di Cristo, era proteggere l’istituzione che Egli aveva fondato. Per me viene tutto da questo: intendere il messaggio come l’Istituzione e non come il Verbo. Ma questo è qualcosa che risale a migliaia di anni fa, questo visse Gesù: al Sinedrio non erano preoccupati del fatto che Egli facesse miracoli, ma del fatto che ne facesse troppi, molti miracoli. Oggi, non sottovalutiamo il potere della Chiesa, perché ci sono molte fondazioni e scienziati pagati dalla Chiesa. Ha molto potere. E inoltre, questo ha molto a che vedere anche con lo spirito di ognuno. Per me esistono esseri positivi e negativi nel pianeta, siano questi manifesti o non manifesti. Tutti possediamo più o meno intelligenza, ma alcuni hanno uno spirito negativo ed altri positivo. E quello che possiede uno spirito negativo, non sa perché agisce così, ma agisce, ostacolando lo scienziato che vuole fare il bene o l’economista che vuole ripartire il denaro. E tutto questo è legato anche alla missione che ciascuno ha”.

L’uomo di questo mondo vive una schizofrenia, una dissociazione. Vive cercando sempre di vivere bene, lavorare bene (per incrementare il consumismo), progredire bene, ma i risultati sono terrificanti. L’umanità si distrugge nel nome del bene, perché fa tutto il contrario.

“Dal punto di vista esoterico, spirituale, si cerca di evitare l’evoluzione delle anime, e che la maggior quantità di anime possibili cadano. Dal punto di vista umano, psichico, penso che essi si dicano che ‘due più due fa quattro’: questo pianeta non può sostenere così tanta quantità di esseri umani, in base a quello che stiamo consumando. È un discorso fatto a proposito, subdolo, per portarci alla morte, alla malattia, alla decadenza, affinché sopravviva il più forte e muoia il più debole. Ci sono persone che lo pensano e lo concepiscono come qualcosa di naturale, come parte dell’evoluzione della specie. Quelle persone, poco a poco, stanno rimanendo prigioniere di tutto questo, e ciò che prima era una ragion d’essere, finisce per essere un valore instaurato, una scala di valori nella società. Siamo malati? Quelli di noi che escono da quella matrix, non possono credere a ciò che l’uomo sta facendo. ‘Sono pazzi, moriremo tutti!’. Loro non lo percepiscono così. Si sentono molto potenti, ed hanno elaborato quel processo così tanto, che pensano che loro e le loro famiglie, trarranno beneficio da tale processo”.

Ci addentriamo nella parte finale di questa intervista, realizzata in un caldo pomeriggio di venerdì 11 dicembre, in una sorta di emblema dell’Opera spirituale di Giorgio Bongiovanni, una pagina in più di una missione Celeste, perché in ognuna delle parole, del presentatore e dell’ospite speciale, si sono costruite perle di conoscenza iniziatica, e si sono decantate le acque, affinché emergessero, gli insegnamenti delle verità Universali.

“La battaglia deve essere ora, perché questa decadenza sta giungendo ad un punto dal quale neanche noi, che ci rendiamo conto di quello che succede, potremo più uscire e non avremo più neanche la capacità di vedere le cose dall’esterno. Ora è il momento in cui dobbiamo gridare di più. In cui ancora di più dobbiamo fare questo tipo di programmi nei mezzi di comunicazione. Dobbiamo fare in modo che la gente si faccia domande. E quello che mi dà più tristezza, mi dà rabbia, è che sappiamo che noi siamo la maggioranza, siamo la gente che non ha niente, coloro che mandano avanti quelli che hanno l’altra visione, e che raggiungono i loro obiettivi, sulle nostre spalle. Allora diciamo no! Diciamo basta! Un virus microscopico ha paralizzato il mondo. Questo dovrebbe essere un segno chiaro per noi. Che anche noi possiamo paralizzare il mondo. Accettare che possiamo fermare il mondo, è accettare e vivere l’utopia che dice ‘il necessario a tutti, il superfluo a nessuno’. Vivere così, con questi valori, non costa sforzo né fisico, né mentale, ma noi facciamo il contrario, viviamo con un costante sforzo, se ci pieghiamo ad una forma di capitalismo selvaggio che ci costa energia, vita, sangue, guerra, morte, distruzione. Per questo la battaglia è ora, anche per noi stessi” ha affermato Erika. Affermazione che ha portato ad una ulteriore domanda, prendendo in considerazione che veniamo da un secolo XX, saturo di trasformazioni e di proposte sociali.

Lasceremo qualcosa alle generazioni future?: “Questa società ci ha inculcato il fatto di vivere il presente – ha risposto Erika – Ciò è sbagliato, perché sappiamo che i nostri frutti si sviluppano nelle generazioni venture. Molti che non pensano proprio come noi, ma ironicamente accettano la reincarnazione, neanche ragionano sul fatto che saranno loro stessi a reincarnarsi nella prossima generazione, pertanto è per noi stessi nel futuro. Facciamo così: se crediamo nella reincarnazione ma non ci sentiamo di essere solidali e pensare al futuro, possiamo pensare ‘bene, è per me, perché quello che faccio oggi, incarnandomi in 40 o 50 anni lo godrò io stesso. Il mio spirito ne godrà’. Ma nessuno pensa così. Dobbiamo essere mossi dal sentimento di solidarietà e di vita eterna, e per questo dobbiamo comprendere che le nostre azioni si ripercuotono sull’eternità, sia quelle positive che quelle negative. Esistono meccanismi che ci consentono di riparare a quelle negative, ma non sappiamo fino a quando questo meccanismo verrà applicato o meno. Siamo semi che devono fiorire e germinare. Mio figlio sta già lottando per le generazioni future”.

Il fratello dell’Opera Agustín Saiz, che ha condotto l’intervista con sapore di colloquio confidenziale o domenicale, assolutamente propizio affinché potessero emergere domande dall’anima, e non dalla formalità, né dalla diplomazia, né dalla speculazione, ha chiesto ad Erika di dare un messaggio finale sul contatto massivo alle porte, che si sta delineando all’orizzonte.

Erika ha sospirato, non perché affaticata dall’ora e mezza di dialogo, ma, piena di allegria e di impeto, ha sospirato perché consapevole dell’impegno delle sue risposte, della sua missione come operatrice di una missione affidata dal Cielo e della responsabilità che ha come collaboratrice diretta di Giorgio Bongiovanni. Compiti e responsabilità che io conobbi personalmente molto bene anni addietro, nel corso dei quali qualche volta ho anelato che toccassero anche a lei nel suo destino. E così è accaduto, perché ora è lei che porta sulle sue spalle, non solo un compito umano, bensì una missione estremamente complessa, estremamente grande ed estremamente collegata con l’anima e lo spirito, della comunità (e dei giovani di Our Voice) nella quale ci troviamo immersi nella lotta sociale, nella rivoluzione culturale e nelle questioni quotidiane per spianare le strade della Verità, preparando i sentieri, non solo per il ritorno del Maestro, ma anche affinché il contatto massivo sia un atto di giustizia, di giustizia divina.

“Questo contatto deve avvenire sì o sì. Non lo dobbiamo cercare, e non si tratta di credere, o sperare che succeda per avere quello che ci manca, perché quasi sempre, generalmente, quelli che difendono determinate idee politiche lo fanno perché non hanno da mangiare, o non possono avere questo o quello, e un giorno, quando riescono ad ottenere tutto, all’improvviso, l’ideologia termina. Noi, parlando del contatto, non possiamo fare la stessa cosa. Noi non vogliamo questo mondo, non ci sentiamo bene, ci sentiamo isolati dal mondo così com’è. Ci fa male nell’anima, nel corpo, nello spirito quello che sta avvenendo nel mondo, ma non dobbiamo abbracciare l’idea del contatto perché non vogliamo più sentire tutto questo, bensì perché il contatto è giusto, è necessario, e benché non abbia niente a che vedere con Lui fisicamente, dobbiamo abbracciarlo, insisto, perché è giusto. Perché sta scritto così, e perché deve succedere così, affinché torni il Cristo, non affinché stiamo in un paradiso in terra, tutti felici. No, per quello no. Bensì perché è giusto che sia così. Noi dobbiamo amare più il sentimento della giustizia che qualunque altro sentimento”.Georges Almendras12 dicembre 2020